
A che servono i poeti?Non costruiscono case,non tagliano il grano,non guidano treni.Non sanno far nulla.Spesso sono imbarazzanti con le loro strane parole che ti lasciano senza risposte.Sanno solo far domande,sì,domande imbarazzanti e spiacevoli.Sono qui con noi: i poeti camminano,mangiano,dormono,ascoltano,eppure li senti sempre altrove.Si ammantano di silenzio i poeti,spesso se lo portano dietro,ce l'hanno negli occhi,sulla pelle.Ma non è il nostro silenzio,una pausa come un'altra;no,il loro silenzio c'inquieta e ci fa rabbrividire.Il loro silenzio pesa come granito,apre porte che è sempre meglio lasciare chiuse.I poeti socchiudono spiragli nel buio e nella paura di conoscersi,viaggiano nella notte che gli sussurra all'orecchio parole proibite.Sono parole che non si dovrebbero ascoltare mai,parole che vengono da lontano lontano,e ci portano laggiù,in paesi sconosciuti,a perderci.
I poeti ti lasciano d'improvviso solo e disarmato,in mezzo alla gente.Sanno che la loro è terra desolata,non hanno casa,si disorientano,si perdono facilmente per strada.Ma non perdono mai,mai la memoria!Brutto affare nascer con questa malattia,nessuno riesce a guarirne:se la prendi i tuoi occhi guardano fino in fondo,e fanno male.Forse è per questo che i poeti si suicidano.Molti lo fanno da giovanissimi,ma anche da vecchi,magari a novant'anni,dopo essersi ingannati e mascherati per tutta la vita,alla fine lo fanno.è il loro destino.


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